NELL’ULTIMO MESE SONO ENTRATE NELL’ASSOCIAZIONE 36 IMPRESE
CHE GESTISCONO 90 RETAIL H24
Il comparto, in rapido sviluppo, conta oggi circa 2.500 punti vendita in tutta Italia
CONFIDA, l’associazione italiana che rappresenta l’intera filiera della distribuzione automatica, apre le porte ai retail automatici h24, veri e propri negozi di vicinato su strada, self-service, che offrono ristoro tramite vending machine. Si tratta di un comparto in grande sviluppo che ad oggi conta circa 2.500 punti vendita in tutta Italia. Nell’ultimo mese sono 36 le aziende – presenti con circa 90 negozi automatici h24 sul territorio – entrate a far parte di CONFIDA.
Tre sono le modalità utilizzate per gestire i negozi automatici in Italia: da parte di imprese che, oltre alle vending machine presenti in aziende, uffici pubblici, ospedali, scuole e università si occupano anche di negozi automatici h24; da imprese specializzate nei retail automatici h24; e da catene attraverso il contratto di franchising. Da un’analisi svolta da CONFIDA sugli operatori della distribuzione automatica associati, proprietari di 250 negozi automatici, emerge che questo tipo di esercizio commerciale è maggiormente presente in Puglia (33,19%), Calabria (26,64%), Veneto (6,99%), Toscana (5,68%) e Piemonte (4,80%).
“Poiché alcuni operatori della distribuzione automatica nostri associati – commenta Massimo Trapletti, presidente di CONFIDA – gestivano già dei negozi automatici h24, ci è sembrato naturale aprire la nostra associazione anche alla rappresentanza di questa attività. Per garantire il massimo supporto da parte di CONFIDA ai gestori dei negozi automatici h24 – conclude Trapletti – abbiamo dato vita ad una Commissione dedicata, ossia un gruppo di lavoro che sviluppa attività e servizi specializzati”.
CONFIDA, che aderisce a Confcommercio – Imprese per l’Italia, rappresenta oltre 500 aziende che operano nella gestione di distributori automatici, nella fabbricazione di vending machine, nei sistemi di pagamento e altre tecnologie; oltre ad aziende che producono i prodotti alimentari.
Il giro d’affari di 3,9 miliardi di euro tra mercato del vending e quello del cosiddetto “porzionato” (macchine da caffè a capsule e cialde) colloca l’Italia come leader a livello internazionale.
Il progetto di raccolta e riciclo promosso da CONFIDA, COREPLA e UNIONPLAST sarà una delle quattro principali best practice incluse nel programma europeo
RiVending, il circuito chiuso di raccolta e riciclo di bicchieri e palette del caffè dei distributori automatici promosso da CONFIDA (Associazione Italiana Distribuzione Automatica), COREPLA e UNIONPLAST, è stato scelto da Regione Lombardia per essere una delle quattro principali best practice incluse nel progetto europeo PLASTECO, che ha l’obiettivo di migliorare le politiche regionali per una gestione più “circolare” della plastica e dei suoi rifiuti attraverso lo scambio di esperienze e di buone pratiche a livello comunitario.
(https://www.interregeurope.eu/plasteco/)
“Aver scelto RiVending per questo programma europeo – commenta Massimo Trapletti, Presidente CONFIDA – è un ulteriore riconoscimento da parte di Regione Lombardia, dopo la concessione del patrocinio ad inizio anno, del valore di un progetto di filiera che risolve in maniera efficace il tema del fine vita dei prodotti monouso di plastica nel settore della distribuzione automatica.”
L’obiettivo di Plasteco è quello di identificare sistemi di gestione dei rifiuti più efficienti concentrati sulla raccolta, la separazione, il riciclo e il riutilizzo della plastica (compresi gli incentivi per creare un mercato per le materie prime secondarie). Tutto questo fornirà agli otto partner del progetto – Italia (Regione Lombardia), Francia, Germania, Austria, Romania, Lettonia, Grecia – un’occasione di confronto e l’opportunità di scambiarsi esperienze e stimoli utili per rivedere i propri piani di gestione dei rifiuti, aumentare gli investimenti e stimolare la crescita attraverso l’espansione delle attività di gestione dei rifiuti stessi. Le esperienze, le politiche e le strategie regionali emerse durante il progetto potranno essere replicate anche in altre aree interessate.
Oltre a RiVending, il cui obiettivo finale è quello di trasformare i bicchieri usati in bicchieri nuovi creando un’efficiente economia circolare e che ha recentemente avviato una sperimentazione per la raccolta e il riciclo delle bottiglie in PET, Regione Lombardia ha selezionato per Plasteco anche il marchio Plastica Seconda Vita dell’Istituto per la Promozione delle Plastiche da Riciclo, il progetto “bottle to bottle” di CORIPET, e il progetto di Palazzo Lombardia “Plastica consapevole”.
Ufficio stampa
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Da lunedì 4 maggio è partita la cosiddetta Fase 2 che prevede dei protocolli di sicurezza, introdotti col DPCM 26 aprile 2020. Uno dei pilastri della strategia di sicurezza della “fase 2” è la comunicazione a dipendenti, clienti e consumatori. Per questo motivo, al fine di usufruire di una pausa caffè in completa sicurezza, CONFIDA – Associazione Italiana Distribuzione Automatica ha realizzato – in collaborazione con l’agenzia Madfish – la campagna #pausasicura che delinea le 5 precauzioni che gli operatori della distribuzione automatica seguono per garantire ai consumatori una #pausasicura:
La campagna di CONFIDA continua anche con 5 semplici consigli per il consumatore finale:
“Questa ‘fase 2’ che speriamo possa portarci fuori definitivamente dall’epidemia –spiega Massimo Trapletti, Presidente di CONFIDA – è la fase della “responsabilità”, ossia saranno i nostri comportamenti individuali a fare la differenza e quindi a velocizzare l’uscita dalla crisi. I distributori automatici sono sicuri perché i nostri operatori effettuano durante i rifornimenti accurate pulizie e sanificazioni e i nostri prodotti sono monouso, all’interno della macchina. È sufficiente quindi che rispettiamo poche semplici regole che consentono di garantirci la nostra #pausasicura”.
La Fase 2 prevede la riapertura di tante aziende che per due mesi hanno dovuto sospendere l’attività, e il rientro al lavoro di 4,5 milioni di italiani. Ripartono anche i piccoli “riti” che scandiscono le giornate lavorative degli italiani come la pausa caffè ai distributori automatici, portando un po’ di sollievo anche al settore della distribuzione automatica, fortemente penalizzato dal lockdown imposto dall’epidemia da COVID-19.
“CONFIDA chiede una legge nazionale che sospenda i versamenti dei canoni concessori e demaniali causa chiusura delle macchine per Covid-19”
Scuole e università italiane sono ormai chiuse da 2 mesi a seguito dei decreti ministeriali per contrastare l’epidemia da Coronavirus, mentre molte Pubbliche Amministrazioni hanno cessato lo svolgimento dell’attività ordinaria e altre hanno adottato lo smart working. La chiusura di tutti questi luoghi ha comportato come conseguenza lo spegnimento di oltre 150 mila distributori automatici di cibi e bevande ivi installati e le imprese della distribuzione automatica, in prevalenza PMI e che danno lavoro a 33 mila persone, sono in grave difficoltà finanziaria, con una perdita media del 71,5% di fatturato.
Nonostante ciò, la maggioranza delle Pubbliche Amministrazioni, tranne qualche raro caso virtuoso, continua a pretendere il pagamento dei canoni concessori e demaniali per le macchine ormai spente da mesi.
“Il Codice degli Appalti –spiega Massimo Trapletti, Presidente di CONFIDA– all’art. 165 prevede espressamente che, nel caso in cui accadano eventi come l’epidemia di Covid-19 non riconducibili alla volontà del concessionario e che incidono sull’equilibrio economico della concessione, i canoni debbano essere rivisti. Tuttavia –continua Trapletti- la Pubblica Amministrazione si oppone alle richieste delle aziende del settore di sospendere i canoni, ritenendo invece di dover addossare in capo al gestore della distribuzione automatica tutti i rischi e i costi derivanti dall’emergenza epidemiologica.”
CONFIDA ha pertanto indirizzato una lettera aperta al Ministro dell’Economia Roberto Gualtieri richiedendo l’adozione di un provvedimento ministeriale che, a livello nazionale, disponga la sospensione dell’obbligo di versamento dei canoni concessori e demaniali da parte degli operatori del settore del Vending a favore delle Pubbliche Amministrazioni, con decorrenza 15 febbraio 2020 e per tutto il periodo di efficacia delle misure di contenimento dell’emergenza COVID-19.
“Un intervento normativo nazionale -conclude il Presidente dell’associazione della distribuzione automatica Trapletti– metterebbe fine ai contenziosi tra operatori del settore e Stazioni Concedenti, evitando il fisiologico intasamento della macchina della giustizia ed il rischio di adozione di decisioni tra loro contrastanti e contraddittorie.”
Il Presidente dell’Associazione Distribuzione Automatica, settore che in Italia da lavoro a oltre 33 mila persone e oggi sta vivendo una grave crisi, lancia una proposta shock: ‘stop alle tasse di giugno per le imprese’
La crisi innescata dall’epidemia di Coronavirus sta facendo gravi danni al settore della distribuzione automatica. Sebbene il comparto, che in Italia da lavoro a oltre 33mila persone, sia ancora attivo in quanto il DPCM dell’11 marzo lo inserisce tra le attività commerciali essenziali (porta ristoro in ospedali, caserme, aziende rimaste aperte e prigioni), il giro d’affari del vending si è ridotto dell’80% rispetto al mese scorso.
La preoccupazione del settore, espressa dall’associazione di categoria CONFIDA, riguarda la liquidità delle imprese necessaria a non farle fallire in una situazione di brusca frenata dell’attività. “Il Decreto Cura Italia ha introdotto le prime misure a sostegno della liquidità ma sono ancora del tutto insufficienti rispetto alla drammatica situazione che stiamo vivendo. È necessario un “intervento shock” per salvare le nostre imprese prima che sia troppo tardi –spiega il Presidente di CONFIDA Massimo Trapletti–. L’investimento potrebbe attestarsi attorno ai 200 miliardi di euro. E’ però necessario che questi soldi arrivino direttamente ai soggetti economici e privati come hanno fatto negli Stati Uniti e in particolare:1) alle imprese, attraverso l’abolizione delle tasse di giugno (IRPEF, IRAP, TARI, TASI E IMU, IRES) finanziando a lungo termine la necessità di liquidità attuale e mantenendo gli ammortizzatori sociali in deroga applicati già oggi; 2) alle famiglie posticipando i mutui (come già previsto dal Fondo Gasparrini), riducendo il cuneo fiscale e le tariffe di energia e gas; 3) ai lavori pubblici, finanziando opere pubbliche quali gli investimenti in ponti, strade che danno occupazione e rimettono in moto l’economia”.
Queste iniziative porterebbero beneficio immediato in particolare alle PMI che rappresentano la gran parte delle aziende italiane: “Penso alle aziende che fatturano 5-10 milioni e tantissimi esercizi commerciali che fatturano fino a 1-2 milioni. Se queste realtà chiudono, tante famiglie resteranno senza un reddito e conseguentemente non consumeranno più. Insomma, l’intero Paese rischierebbe il default”.
Uno spiraglio di luce in questa crisi nasce dalla posizione della Banca Centrale Europea che ha dichiarato la sua disponibilità all’acquisto dei titoli dei singoli Stati: “I 200 miliardi– conclude Trapletti – potrebbero essere coperti dall’emissione di titoli a 10-15 anni e con le entrate fiscali che tutte le imprese e le famiglie salvate pagheranno potremmo onorare senza problemi gli interessi sul debito”.
L’analisi del Presidente di CONFIDA parte dalla decisione presa dall’Unione Europea di derogare al Patto di Stabilità, ossia quell’insieme di regole che governano le politiche di bilancio degli Stati membri che fissano un limite di deficit/PIL al 3% e un debito sotto il 60% della ricchezza nazionale.
Dal Friuli-Venezia Giulia alla Sardegna, gli associati di CONFIDA si attivano per aiutare il paese a combattere l’emergenza sanitaria
In questo momento di crisi nazionale, le aziende che operano nel settore della distribuzione automatica, rappresentate da CONFIDA – Associazione Italiana Distribuzione Automatica, si sono attivate per sostenere il territorio e chi lavora ogni giorno per combattere il diffondersi del COVID-19 (Coronavirus). Dall’inizio della crisi, gli associati CONFIDA hanno lanciato una serie di iniziative di solidarietà in molte regioni d’Italia a favore di ospedali, Protezione Civile, fondazioni, altre realtà e progetti in corso, stanziando oltre 10 milioni di euro. Progetti e iniziative sono già attivi in Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna, Toscana, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia e Sardegna.
Grazie a queste donazioni, è stato e sarà possibile comprare attrezzature ospedaliere, rifornire le strutture e il personale attivo nelle varie realtà di bevande calde e alimenti confezionati anche tramite la dotazione a titolo gratuito di distributori automatici, macchinette del caffè, acqua, etc.
“Il settore della distribuzione automatica sta affrontando un momento molto difficile a causa delle conseguenze dell’emergenza Coronavirus – commenta Massimo Trapletti, presidente di CONFIDA– Tuttavia, i nostri associati stanno mettendo in campo molte delle loro risorse per affrontare la crisi a fianco di chi la combatte ogni giorno, confermando l’impegno e la sensibilità di un intero settore economico del Paese.”
Tra le varie iniziative di solidarietà del settore della distribuzione automatica si segnala Ada Vending, Gruppo Illiria, Miami Ristoro e Nisi che hanno sostenuto la raccolta fondi lombarda per l’emergenza Covid-19. Le bergamasche Bianchi Industry, Evoca e Digisoft hanno finanziato l’Ospedale Papa Giovanni XXIII. Coccione che ha donato 1.500 bottiglie d’acqua all’Ospedale S.Massimo di Penne (PE) e Riso Scotti Snack ha donato i suoi prodotti all’ospedale di Seriate e allo Spallanzani e al Sant’Andrea di Roma. Ge.S.A, nei tre ospedali di Cuggiono, Magenta e Abbiategrasso, ha ridotto ad un prezzo simbolico il caffè per medici e infermieri. Sempre al personale sanitario Mancini Group offre panini attraverso i distributori automatici. Mokarabia dona il 5% delle sue vendite online e Paytec 5 euro per ogni vendita all’Ospedale Sacco di Milano. Serim ha contribuito al noleggio di una tac mobile per l’Ospedale Bolognini di Seriate. E c’è anche un imprenditore (di Fiascaffè) che vestito da clown porta allegria e distribuisce farmaci all’Ospedale di Pontedera. Ferri Distributori Automatici, Espresso Service, Gedar e La Futura finanziano la Croce Rossa mentre Geos Sardegna, Alematic e Monfalmatic la Protezione Civile. Maini l’Ausl di Piacenza e Miami Ristoro ha donato prodotti alimentari al Progetto ARCA. Caffè Vergnano ha aderito a #riprendiAMOfiato, l’iniziativa lanciata da @LucianaLittizzetto per la Regione Piemonte e Ferrero ha stanziato un importante finanziamento per struttura commissariale nazionale di emergenza contro il Coronavirus.
Le aziende del vending in Puglia, già penalizzate dalle chiusure forzate di scuole, università e dalle ordinanze locali restrittive, rischiano di non riuscire ad accedere ai benefici del decreto “Cura Italia”. Il grido d’allarme dell’associazione di categoria CONFIDA
Le aziende pugliesi del settore della distribuzione automatica sono duramente colpite dagli effetti l’emergenza epidemiologica da Covid-19 (“Coronavirus”): il crollo del fatturato dell’ultima settimana raggiunge il 41,2% mettendo così a rischio la stessa sopravvivenza delle imprese e l’occupazione. E come se non bastasse per dei cavilli burocratici rischiano di non riuscire neanche a fruire degli aiuti del Decreto “Cura Italia”.
A lanciare il grido d’allarme è l’Associazione di categoria del settore CONFIDA: “Il Decreto Ministeriale delll’11 marzo – spiega il presidente dell’Associazione Italiana Distribuzione Automatica CONFIDA Massimo Trapletti – non ha chiuso l’attività dei distributori automatici in quanto rispondono a un’esigenza sociale di ristoro alle aziende, ospedali, caserme e altri luoghi che rimangono aperti e attivi in questa situazione di crisi generale. Nonostante questo il fatturato del settore nell’ultima settimana è crollato del 41,2% perché i distributori automatici si trovano prevalentemente all’interno di scuole, università, palestre, centri di aggregazione che per effetto di Decreti e Ordinanze sono chiusi; a cui si aggiungono le aziende che, facendo largo uso di ferie e smart working, sono rimaste vuote”.
Le aziende della distribuzione automatica stanno continuando, pur nella difficoltà del momento, ad erogare il servizio ai clienti ancora aperti nel massimo rispetto di tutte quelle precauzioni necessarie e indicate dal Protocollo ministeriale sugli ambienti di lavoro; investendo molto anche in sanificazioni straordinarie dei distributori e per i negozi automatici.
Ma tutto questo sembra non bastare a sindaci e amministratori locali della Puglia: Bari, Foggia, Molfetta, Bitonto, che hanno emanato ordinanze restrittive, in contrasto con il Decreto nazionale, ordinando la chiusura dei distributori automatici su strada ossia i cosiddetti negozi automatici o negozi H24. La beffa poi arriva dal contrasto tra le legislazioni nazionali e locali che rischiano di far sfumare la possibilità da parte delle aziende della distribuzione automatica pugliesi di accedere ai benefici del cosiddetto decreto “Cura Italia” “E’ una situazione assurda – conclude il Presidente di CONFIDA Massimo Trapletti – da un lato il Decreto Ministeriale dell’11 marzo ci lascia proseguire la nostra attività ma poi di fatto sindaci e amministratori locali con ordinanze ad hoc ci fanno chiudere e così non possiamo accedere ai benefici, come ad esempio quelli dell’art 65 del Decreto ‘Cura Italia’ che prevede per le attività chiuse un credito d’imposta sugli affitti o quelli dell’art. 61 dello stesso decreto che prevede una sospensione dei versamenti di ritenute, di contributi previdenziali e assistenziali e dei premi dell’assicurazione obbligatoria”.
Il settore del vending, penalizzato dalle chiusure forzate di scuole, università e dallo smart working delle aziende, chiede al Governo interventi urgenti per le 3.000 aziende che danno lavoro a oltre 30 mila persone in Italia
Milano, 4 marzo 2020 – Il settore della distribuzione automatica è duramente colpito dagli effetti dell’emergenza epidemiologica da Covid-19 (“Coronavirus”). “I distributori automatici – spiega il presidente di CONFIDA Massimo Trapletti – si trovano prevalentemente all’interno di scuole, università, palestre e centri di aggregazione che per effetto di Decreti e Ordinanze sono chiusi nelle principali Regioni del Nord Italia. A questi luoghi si aggiungono le aziende che, facendo largo uso dello smart working, sono vuote. Il settore sta vivendo una gravissima emergenza: perde circa 16 milioni di euro a settimana e questo mette a rischio gli oltre 30 mila posti di lavoro, senza considerare quelli dell’indotto”.
Il settore della distribuzione automatica, in vista del Decreto ministeriale di prossima pubblicazione contenenti le misure urgenti a sostegno delle imprese, chiede al Governo di riaprire scuole, università, palestre, centri di aggregazione e limitare l’accesso allo smart working in tutte le Provincie italiane che non hanno un’emergenza reale. “Abbiamo massimo rispetto per le giuste iniziative messe in campo dal Governo per tutelare la salute dei cittadini – spiega il Presidente di CONFIDA Trapletti – però abbiamo visto anche una corsa, dettata dal “panico”, a chiudere scuole, università e promuovere smart working anche in Province in cui non è presente l’emergenza epidemiologica. Questo causa danni all’economia italiana senza portare vantaggi sanitari”.
Inoltre, in tutte le Regioni delle cosiddette “zona rossa” e “zona gialla”, il Settore della Distribuzione Automatica chiede al Governo di attuare i seguenti punti: assicurare l’accesso agli ammortizzatori sociali per le aziende del settore senza applicare limiti relativi a comparto e dimensioni dell’impresa, anzianità contributiva dei lavoratori, tipologia del rapporto di lavoro ecc; sospendere e posticipare i ratei dei finanziamenti di capannoni, veicoli, macchinari e di qualsiasi altro finanziamento in essere; ridurre i canoni delle concessioni dei servizi di somministrazione di cibi e bevande tramite distributori automatici nel settore pubblico; identificare contributi a fondo perduto a sostegno della ripartenza delle imprese del settore.
“L’aspetto essenziale – conclude il Presidente di CONFIDA Trapletti – è far presto. Non possiamo aspettare di vedere i risultati della crisi delle imprese e della perdita di posti di lavoro perché a quel punto sarebbe troppo tardi”.
Con oltre 800 mila distributori automatici installati in tutta Italia e un giro d’affari di quasi 4 miliardi di euro, il settore del vending è leader a livello europeo e nel nostro Paese conta circa 3.000 aziende di gestione che danno lavoro a più di 30 mila persone oltre alle aziende di produzione di vending machine, tecnologie italiane vendute in tutto il mondo, e alle aziende alimentari che distribuiscono i loro prodotti (caffè, bibite e snack) attraverso le cosiddette “macchinette”.
Secondo una ricerca di Confida, associazione italiana della distribuzione automatica, al Nord si parla più di lavoro e tempo libero, al Sud più di sport e vita privata.
Tre italiani su quattro usano le vending machine almeno una volta a settimana.
Milano, 27 gennaio 2020 – Davanti al distributore automatico al nord si parla più di lavoro (38%) e tempo libero (31%), al sud più di sport (14%), relazioni amorose (12%) e vita privata (6%). Nel Paese europeo con più vending machine installate – sono oltre 822 mila – il distributore automatico non ha solo una funzione di ristoro ma anche di pausa e di socialità. CONFIDA, l’associazione italiana della distribuzione automatica ha cercato di capire cosa fanno gli italiani quando si trovano davanti a un distributore con una ricerca commissionata a Nextp.
Del campione di 2100 soggetti intervistati, gli ultra 55enni parlano quasi esclusivamente dei loro hobbies e del tempo libero (58%), i più giovani (18-34 anni) prevalentemente di lavoro (28%) e relazioni amorose (13%) mentre quelli che chiacchierano di sport sono soprattutto gli uomini fra 35 e 54 anni (15%). Senza distinzione di età e aree geografiche, c’è anche un 11% a cui piace fare gossip sui colleghi.
Quasi 3 italiani su quattro (74%) hanno utilizzato nell’ultimo anno almeno una volta un distributore automatico e tra quelli che non l’hanno usato sono soprattutto gli over 55enni che non hanno avuto l’occasione di usufruirne o preferiscono consumare altrove.
“I distributori automatici – afferma Massimo Trapletti, presidente di Confida – fanno ormai parte della quotidianità degli italiani che ne apprezzano la varietà nella scelta, i prezzi e la qualità. Hanno anche il pregio di essere a portata di mano e veloci nella fruizione e sono spesso luoghi di socializzazione”.
Quasi il 70% del campione utilizza le vending machine almeno una volta a settimana, il 27% anche tutti i giorni e il 30% fino 2-3 volte a settimana. Il luogo principale di utilizzo è il posto di lavoro (47% degli intervistati) e 3 volte su 10 (29%) i luoghi di attesa.
Le persone utilizzano i distributori automatici perché sono comodi, veloci e hanno tutto il necessario per fare una pausa veloce. E’ una comodità quando “non riesco a uscire dall’ufficio” (36%) o per fare uno spuntino “quando ho fame e non ho portato niente da casa” (14%) o semplicemente perché è veloce (14%) o per fare una pausa caffè (11%). Quasi 6 persone su 10 del campione sono soddisfatte dei prodotti offerti (58%): più del 70% degli intervistati ritiene che la qualità del caffè ai distributori automatici è migliorata negli ultimi tempi. Cresce l’offerta di prodotti biologici, salutari o per intolleranze.
I distributori automatici stanno diventando sempre più tecnologici con schermi touch, APP di pagamento: l’analisi CONFIDA / Nextp mostra che aumentano gli utenti che desiderano pagare con strumenti digitali (APP o carta di credito) anche se il 60% dei residenti al sud preferisce sempre il contante. E a quanti utilizzano le vending machine non dispiacerebbe avere altri servizi specialmente le ricariche telefoniche (36%) ma anche il pagamento delle bollette (24%) piuttosto che prelievi POS come al bancomat (23%).
Agli Stati Generali del Vending, in corso a Roma, il comparto chiede di abbassare l’importo delle due tasse, escludere la plastica riciclata dalla plastic tax, prevedere un incentivo per chi la ricicla correttamente ed eliminare le bevande zero dalla sugar tax
Roma, 27 novembre 2019 – Gli ultimi sviluppi della manovra di bilancio tra plastic e sugar tax tengono col fiato sospeso il settore della distribuzione automatica che conta su 3 mila aziende con 33 mila lavoratori e che in Italia sviluppa un giro d’affari di 4 miliardi di euro con 12 miliardi di consumazioni annue e 25 milioni di consumatori. L’Italia è leader a livello internazionale: è il principale produttore di distributori automatici e ha una rete di oltre 800 mila distributori automatici installati che ne fanno il primo Paese europeo. Le preoccupazioni del settore della distribuzione automatica che riguardano le due tasse al centro del dibattito della manovra finanziaria, le cosiddette “plastic tax” e “sugar tax”, sono emerse nel contesto degli Stati Generali del Vending, che si tengono oggi a Roma presso la sede di Confcommercio – Imprese per l’Italia, con la partecipazione del Presidente di Confcommercio Carlo Sangalli, dell’economista Carlo Cottarelli, dei parlamentari Cosimo Ferri e Vannia Gava, della senatrice Alessandra Gallone, della Vice Presidente di Confcommercio Donatella Prampolini, del Presidente di CONFIDA Massimo Trapletti, del Presidente dei Gestori di CONFIDA Pio Lunel e del presidente di Venditalia Ernesto Piloni.
“Mai come quest’anno – spiega Massimo Trapletti, Presidente di CONFIDA Associazione Italiana Distribuzione Automatica – abbiamo assistito nel dibattito politico ad una gara a proporre le più fantasiose tasse di scopo: dalla tassa sulle merendine (poi scongiurata), a quella sulle bevande zuccherate fino alla plastic tax. Sono tasse che penalizzano le imprese mettendo a rischio posti di lavoro e riducono i consumi delle famiglie, tasse ipocrite perché, mascherate dietro a obiettivi ambientali o di sana alimentazione, hanno in realtà il solo scopo di recuperare risorse finanziarie”.
Trapletti si è detto “particolarmente preoccupato dall’effetto combinato di plastic tax e sugar tax che avrebbero una conseguenza pesante sul nostro settore e più in generale su tutta la distribuzione alimentare pertanto, se non si apporteranno correttivi alla manovra, gli effetti si vedranno presto sui numeri dell’occupazione e sul PIL”.
L’economista Carlo Cottarelli, parlando di strategie per la crescita, ha spiegato che “per far ripartire l’Italia occorre far ripartire gli investimenti privati. I freni a questa ripartenza sono 3: la tassazione italiana è troppo alta ma per ridurre le tasse occorre tagliare la spesa pubblica; inoltre ridurre la burocrazia perché le imprese italiane spendono 35 miliardi in burocrazia; infine occorre riformare la giustizia che è troppo lenta: in Italia un processo civile in media dura 8 anni mentre in Germania due”.
PLASTIC TAX: SUL MERCATO MANCA QUANTITA’ BIOPLASTICA PER SOSTITUIRE QUELLA MONOUSO, OCCORRE PUNTARE SU PLASTICA RICICLATA E SUGLI INCENTIVI PER L’ECONOMIA CIRCOLARE
La “plastic tax” prevede un’imposta di 1 euro per ogni kg di plastica utilizzata per produrre o importare manufatti con singolo impiego (cosiddetti MACSI) che hanno la funzione di contenere, proteggere, manipolare o consegnare merci e prodotti alimentari. “Si tratta di un’imposta sproporzionata – continua il Presidente di CONFIDA Massimo Trapletti – un kg di plastica comprensiva del CAC (Contributo Ambientale Conai) costa mediamente 1,2 euro al kg. Aggiungere 1 euro al kg di plastic tax comporterà un notevole aumento del costo all’ingrosso e al dettaglio dei più comuni prodotti alimentari”. “Sicuramente – secondo CONFIDA – occorre abbassare l’importo della tassa: il Premier Conte si è espresso a favore di tale ridimensionamento e speriamo che si possa almeno dimezzare. Inoltre, occorre escludere la plastica riciclata nell’ottica di promuovere l’economia circolare auspicata dall’Unione Europea. L’insistenza del nostro Governo sui prodotti compostabili, gli unici esclusi dalla tassa, non trova infatti riscontro non solo nella Direttiva Europea sul monouso in plastica ma soprattutto nella disponibilità di mercato perché la quantità di bioplastica a livello mondiale è insufficiente per sostituire i prodotti monouso in plastica”.
La soluzione proposta da CONFIDA, insieme al Corepla e a Unionplast, punta sull’economia circolare col Progetto RiVending, un circuito chiuso di raccolta e riciclo della plastica che viene reimmessa in produzione per fabbricare nuovi prodotti.
“Al fine di accelerare questa trasformazione green della distribuzione automatica – conclude il Presidente Trapletti – che comporta per le imprese del settore l’acquisto di particolari cestini e / o di eco-compattatori, riterremmo opportuno far rientrare questi strumenti all’interno dei beni agevolabili dal cosiddetto Green New Deal”.
VIA LA SUGAR TAX DALLE BEVANDE “ZERO”
La cosiddetta sugar tax prevede un’imposta di 10 euro per ettolitro anche sulle bevande confezionate prodotte con l’aggiunta di sostanze dolcificanti. “La sugar tax – continua il Presidente di CONFIDA Massimo Trapletti – non distingue tra bevande zuccherate e bevande zero: sebbene l’obiettivo dichiarato della tassa sia quello di combattere l’obesità e malattie come il diabete, la tassa si applica sia alle bevande con zuccheri aggiunti sia alle bevande zero. Questo approccio mortifica gli sforzi compiuti in questi anni dal Ministro della Salute che insieme alle associazioni dei produttori e distributori alimentari (tra cui CONFIDA) hanno sottoscritto un impegno nel 2015 per la riduzione degli zuccheri nei prodotti alimentari e che ha portato il vending a modificare la sua offerta tanto che nell’ultimo anno le bevande zero sono cresciute del +53%. Una tassa così fatta porterà unicamente a un calo dei consumi stimato da Trade Lab/Assobibe del 10%”.
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