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La Distribuzione automatica in Italia 

Nel 1945 sbarcano in Italia le truppe americane, il paese viene liberato nel tripudio generale e al seguito dei soldati, come su tutti gli altri fronti di guerra, c'è Coca-Cola che da noi sbarca per la seconda volta dopo il boicottaggio subito nel ventennio precedente a causa dell'imperante regime di autarchia. Ora però riscuote un notevole successo e, sull'onda della passione degli italiani per tutto ciò che è americano, diventa subito uno dei simboli della nuova vita dopo gli anni bui della guerra.
Dalle navi americane dopo i "marines", sbarcano anche le macchine per i più nuovi impianti di imbottigliamento che sorgono in breve tempo su tutto il territorio nazionale.

Il successo della Coca-Cola è immediato e il marchio rosso della bibita più famosa nel mondo diventa anche parte del paesaggio italiano.

Subito dopo Coca-Cola pensa di entrare anche nei luoghi di lavoro. Inizialmente installa le prime ghiacciaie e poi, forte delle esperienze fatte negli Stati Uniti, decide di puntare sui distributori automatici.
E' nel 1953 che dagli Stati Uniti arrivano a Milano i primi dieci distributori di bottiglie che sono affidati per un primo test allo stabilimento Coca-Cola di Tino e Alberto de Mazzeri. L'esperimento suscita la curiosità dei primi utilizzatori di distributori e l'interesse di alcuni imprenditori milanesi particolarmente intraprendenti.
Coca-Cola che vuole fornitori italiani per le proprie necessità, trova in Goffredo Tremolada un partner molto efficiente che subito realizza la Saer il primo prototipo di distributore automatico "Made in Italy" e per la gettoniera ricorre ad un altro imprenditore milanese, Augusto Cavalleri dell'Ismea; infine fonda la Mercury Hydromatic per produrre nel 1961, grazie ai due prototipi precedentemente progettati il primo distributore oleodinamico completamente italiano.
La distribuzione automatica ormai è una realtà anche in Italia e tutto ciò stimola e coinvolge sempre più altre imprese come la Diam la Rex-Zanussi etc...

Per servire Coca-Cola anche l'americana Vendo (impresa in USA molto famosa per la produzione di apparecchi automatici) arriva in Italia, ma può contare su apparecchi già più avanzati, dato il notevole sviluppo di questo settore in quel paese.
Il mercato ormai fa capire che sul luogo di lavoro, attraverso la distribuzione automatica, si riscontra il bisogno anche di bevande calde e di brioches del bar. Altri imprenditori milanesi decidono di rispondere a questa nuova domanda e tra questi la Velo Bianchi (gloriosa marca di biciclette) diversifica e fa arrivare dagli Stati Uniti del distributori di solubili da proporre con uno specifico caffè solubile prodotto da Nestlè: il Nescafè.

E nel 1962 per la prima volta la Fiera Campionaria di Milano registra una nuova categoria di prodotti: i distributori automatici.
"Il futuro è già cominciato", e questo futuro non può essere tale senza un distributore automatico che risolva il problema della bevanda più tipicamente italiana: il caffè espresso.

Nel 1962-63 comincia a pensarci la Velo Bianchi mettendo a punto una serie di apparecchi che di fatto consentono alle prime imprese di gestione di affrontare il mercato in modo più adeguato. Tra queste a Milano è subito pronta la Canteen Italiana, nata negli anni '60 con il supporto della sua omonima azienda statunitense, reduce dalle sue prime esperienze di gestione fatte con cinquecento apparecchi americani per solubili importate dalla Velo Bianchi; l'arrivo dell'espresso la trova quindi già preparata e il suo responsabile, può veramente far decollare i primi distributori di espresso nell'hinterland milanese.
Alla Canteen seguono a ruota altre imprese, ma il distributore automatico di caffè espresso si afferma definitivamente quando Carlo Emesto Valente (gran patron della Faema, nel bar già sinonimo di caffè espresso) viene anche lui contagiato dalla potenzialità della distribuzione automatica. Nel 1963 dalla fabbrica di via Ventura esce la prima macchina rossa, che Valente battezza con la sigla E61 e che subito si impone come l'apparecchio di riferimento di un mercato che consente buoni risultati grazie al prezzo delle somministrazioni a 50 lire, quando al bar è ancora fermo a 40 lire.

Valente intuisce subito che è fondamentale occupare al più presto la maggior parte di questo mercato ancora vergine, e non trovando sempre con chi realizzare questa occupazione, mette in piedi una serie di proprie. I risultati ottenuti da Faema provocano anche la nascita di molte gestioni indipendenti.
Coca-Cola da una parte e le imprese di gestione dall'altra, si trovano quindi ad aver inventato "la pausa che ristora" in un paese che sta vivendo un periodo di grande crescita.
Inflazione sotto controllo e operosità della nostra gente favoriscono la competitività delle imprese, l'occupazione è a livelli record, dopo gli anni della depressione economica anche il reddito pro capite comincia a creare condizioni per una disponibilità verso beni di consumo non primari.

La distribuzione automatica sembra quindi confermare lo stato di grazia dell'azienda Italia, capace con la propria fantasia e con il proprio impegno di lanciare nuove opportunità imprenditoriali di successo e sulla scia dei positivi risultati di Faema e di Velo Bianchi, altri nomi nuovi o già affermati si propongono come costruttori di distributori di caffè espresso.
Nel 1968 si registrano due fatti che influenzeranno la storia degli anni successivi. Valente lancia la liofaemina (una macchina per i liofilizzati) e a Schio la Fas realizza il primo prototipo di distributore per snack.

Il business però dopo i primi anni di euforia evidenze la necessità di regole di comportamento, ciò anche per combattere la presenza sul mercato di operatori privi di scrupoli che millantano la possibilità di realizzare attraverso i distributori automatici redditi elevatissimi senza nessun impegno di tempo e con una disponibilità di capitale minima. Invece è ormai chiaro che gestire distributori automatici comporta una serie non indifferenti di problematiche da risolvere.

Nasce così nel 1968 su iniziativa dell'avvocato Moraschi, che poi ne diverrà il primo presidente: l'ANIDA, che raggruppa subito le più importanti imprese di gestione di distributori automatici del momento; e nel 1969 su iniziativa della Zanussi: l'ANIE che raggruppa i più significativi costruttori di apparecchi automatici. Tutto ciò avviene mentre si manifestano i primi segnali di difficoltà del sistema Italia e il settore della distribuzione automatica, molto giovane e non sufficientemente preparato, evidenze una certa incapacità a farvi fronte.

Nel 1968 si registrano anche i primi problemi di natura sindacale, il sindacato vuole che anche i lavoratori possano partecipare ai risultati del boom economico. La contestazione selvaggia colpisce anche il settore della distribuzione automatica in quel momento alle prese con il problema dell'aumento del prezzo delle consumazioni (le 50 lire non sono più remunerative, tant'è che il bar ha già recuperato abbondantemente il gap iniziale).

Nel 1970 il sindacato ottiene l'approvazione dello statuto del lavoratori e consolida la propria capacità contrattuali che si esprimono soprattutto in un rifiuto verso ogni aumento del prezzi del servizi considerati sociali e il caffè in fabbrica è considerato uno di questi.

I gestori e Coca-Cola si trovano per la prima volta ad affrontare problemi completamente nuovi: un mercato, rappresentato dai sindacati, divenuto ostile e la indisponibilità di moneta divisionale (le 5 lire e le 10 lire non sono adatte per i distributori automatici) de evidentemente l'adeguamento dei prezzi non può avvenire con multipli di 50 lire. Faema, abituale riferimento del gestori, propone la soluzione delle 50 lire più un gettone, che trova la definitiva consacrazione quando Ismea mette a punto una gettoniera specifica; e per meglio sopportare la richiesta dell'aumento del prezzi i gestori puntano anche su un'offerta più completa: non solo caffe ma anche cappuccino, cioccolata e altre bevande calde possibili con i nuovi apparecchi della Rhea, Zanussi Ducale e della Bianchi la quale grazie al "servorapid" (distributore automatico di bevande calde) conquista quote importanti del mercato. Gli apparecchi pluriselezione hanno successo anche se il funzionamento di alcuni di loro non sempre è perfetto.

Faema però non crede nell'apparecchio pluriselezione e i gestori a lei collegati, perplessi sul da farsi, rallentano gli acquisti e aggiungono ulteriori difficoltà all'azienda, già alle prese con una caduta delle vendite delle macchine per il bar. La caduta del fatturato fa esplodere la crisi, resa subito drammatica dalla pesantezza degli alti costi di struttura e dagli oneri finanziari, conseguenza degli investimenti fatti per il liofilizzato.

E' soprattutto la lmd-Zanussi che riesce ad occupare lo spazio che Faema ha lasciato. L'azienda di Val Brembo, avendo messo a punto la qualità del propri apparecchi, consolida la propria immagine di settore trainante del mercato.
Ma il settore continua a vivere anni difficili. Nel 1973 la seconda crisi petrolifera fa registrare un profondo disagio e impedisce la soluzione di problemi che apparentemente sembrano più semplici come quello della scomparsa delle monete da 50 e 100 lire.
Diventa così necessaria la decisione dei gestori di puntare definitivamente sul gettone come soluzione dell'annoso problema delle monete e dell'aumento del prezzi.

Nel 1976, ad aggravare la situazione, si verificano condizioni climatiche avverse in Brasile e il folle impennarsi settimana dopo settimana del prezzo del caffè, il prodotto più importante nella distribuzione automatica.

I costruttori, con le vendite sul mercato italiano in caduta verticale, propongono agli altri mercati europei i propri apparecchi anche se non sempre in linea con le tradizioni alimentari che caratterizzano quei paesi. Ma la dimensione dei problemi è tale che soltanto l'unione delle forze di gestori, produttori di prodotti e costruttori può far uscire il settore dalla crisi, e la rivista Vending, nata da poco, aiuta a diffondere questo concetto. Lo intuisce per prima la Zanussi che nel 1978 in occasione della riunione annuale dell'ANIDA propone un primo formale incontro in seguito al quale nasce l'idea di una specifica mostra italiana della distribuzione automatica: MIDA, la quale sia opportunità non solo di presentazione di nuovi prodotti, ma soprattutto di dibattito dei problemi del settore; e al primo MIDA che si tiene a Genova nel 1979 si realizzano i primi convegni a cura delle tre categorie. Sempre a questo primo MIDA la Zanussi, con la presentazione del nuovo distributore automatico C700. riconosciuta come naturale erede della Faema. Tutto ciò mentre si conferma la disponibilità di tutte le categorie a una politica di dialogo e si decide la costituzione della CONFIDA (Confederazione Italiana della Distribuzione Automatica) il cui primo presidente è l'avvocato Fiorentino e il cui consiglio direttivo riunisce il gotha del settore della distribuzione automatica del momento. confida
C'è molta attesa attorno a CONFIDA la quale decide di mettere a punto un piano triennale di sviluppo da presentare agli associati in occasione del secondo MIDA.

Il piano viene presentato nel 1980 e alcune affermazioni quali prezzi indicizzati delle somministrazioni (andamento del costo delle somministrazioni), contratti con le utenze (definizione di rapporti tra il gestore e l'utente-utilizzatore), offerta non limitata alle sole bevande calde (ampliamento della gamma verso i prodotti freddi e quelli solidi), competitività costruita sulla qualità e non solo sui prezzi (costruzione di apparecchi sempre più sofisticati e tecnologicamente avanzati), rinnovo del parco (definizione dei piani di ammortamento e dei tempi di sostituzione delle macchine), sono considerate obiettivi impossibili.
Solo pochi ne intuiscono la validità poiché la storia recente, così ancora sofferta, lo fa apparire troppo avveniristico se non addirittura utopistico.

Da quel momento quei pochi grazie anche al dialogo che si viene a formare all'interno di CONFIDA, cominciano a considerare quel piano come riferimento per le proprie decisioni strategiche, constatando mese dopo mese che molti obiettivi sono possibili. Ai distributori automatici revisionati , Rhea Vendors e Zanussi rispondono con nuovi apparecchi che consentono ai gestori di ripresentarsi sui mercati con strumenti più competitivi, cogliendo così nuovamente risultati soddisfacenti.

Alla fiera di Milano del 1984 Rhea Vendors e Zanussi propongono l'elettronica come componente del futuro della distribuzione automatica; e subito arrivano i primi sistemi di pagamento e controllo, in grado di permettere un pagamento più facile ed una tenuta della contabilità della macchina (es.: numero di consumazioni, incassato). Nel 1985 escono sul mercato le schede pre-pagate della Sida e nel 1986 le chiavi della svizzera Microtronic e dell'italiana COGES, sistemi che utilizzano lo stesso principio delle schede telefoniche pre-pagate della Telecom.

I gestori abituati a trattare con apparecchi meccanici, pur perplessi di doversi misurare con un'elettronica alla quale i propri tecnici non sono ancora preparati, comprendono che questa è la strada giusta per riorganizzare meglio la propria attività e per qualificarsi presso l'utenza finale come "fornitori di servizi" realizzati con apparecchiatura tecnologicamente avanzate.
Ma quello che rende di fatto possibile la realizzazione di molti di quegli obiettivi che il piano aveva indicato e che la seconda crisi petrolifera aveva rallentato, sono le mutate condizioni socioeconomiche che anche il nostro paese sta registrando.
Si riscontra una nuova tendenza espansiva dell'economia favorita dalla contemporanea discesa del dollaro (che diminuisce i costi petroliferi). Cresce il reddito pro capite che consente a sua volta l'incremento dei consumi ed aumenta la propensione al consumo degli utenti finali. Il sindacato vede sbiadire la propria centralità e se l'aggiornamento del prezzo delle somministrazioni è sempre un momento impegnativo, non è più drammatico come negli anni '70. La discesa del dollaro comporta anche la riduzione del prezzo del caffè quindi si ottengono margini di profitto nuovamente interessanti che consentono un certo rilancio del settore.

Questa situazione particolarmente favorevole stimola un po' tutti, molti sono disposti ad investire e c'è spazio di crescita. I gestori cominciano a considerare i distributori di snack e di bibite refrigerate non più come un fastidio al quale non potevano sottrarsi data la richiesta da parte del consumatore e la sfida dei gestori stranieri, ma come strumento di consolidamento delle proprie quote di mercato e di fatturato al quale riservare attenzione. Anche l'acqua minerale diventa una opportunità di business e al mercato si riservano attenzioni pari ai risultati che ora consente, si ragiona sempre più da imprenditori, piuttosto che da gestori di macchinette e anche le sedi delle gestioni cominciano a riflettere questo nuovo modo di essere.

Tutti si consolidano, Luciano Pensante con la sua Pronto Foods diventa il re del cioccolato, la Nestlè trova in Mario Motta il manager che la porta alla leadership nel settore del caffè liofilizzato, anche i costruttori trovano finalmente una domanda dimensionata alle loro attese e gli acquisti da parte dei gestori ridanno slancio alle fabbriche e favoriscono il decollo di nuovo proposte.

Nel 1986 nasce Saeco che sulle piccole utenze, raccoglie risultati da primato; Zanussi diventa leader nel mercato dell'espresso; la Fas ora realizza anche sul mercato italiano risultati che fino a quel momento aveva potuto cogliere solo sui mercati più evoluti del centro-nord Europa- anche Rhea Vendors vede apprezzare sul mercato nazionale gli apparecchi che prima poteva proporre soltanto ai mercati esteri; la Ducale con la sua macchina rossa affronta mercati più ampi; nel 1988 Coca-Cola decide di ripartire con gli investimenti e ricorre agli apparecchi dell'americana DixiNarco per riaffermarsi sul mercato; nel 1989 Lavazza volendo entrare definitivamente nel settore della distribuzione automatica rileva la Uno Per che rilancia sul mercato nazionale e da qui su quello europeo.

In tutto questo fiorire di iniziative CONFIDA ha preferito calarsi in un ruolo di collegamento con le altre istituzioni economiche, tenendo sotto controllo gli avvicendamenti normativi mediante rapporti costanti con i vari ministeri e stimolando la crescita professionale del settore mediante corsi di formazione, fiere e convegni; e in questo contesto ha realizzato interessanti risultati anche se non sempre evidente è stata la loro importanza.
Al MIDA 1990 la distribuzione automatica italiana può considerare con soddisfazione i traguardi raggiunti e guardare con sicurezza al propri futuro.

 
 
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