CONFIDA INTERVIENE SULLO STOP ALLE VENDITE DELLE BIBITE ZUCCHERATE NELLE SCUOLE SECONDARIE
CONFIDA INTERVIENE SULLO STOP ALLE VENDITE DELLE BIBITE ZUCCHERATE NELLE SCUOLE SECONDARIE

Infonews CONFIDA 41/2017

Nella giornata di ieri i mezzi di stampa hanno riportato la notizia della decisione di UNESDA, l’associazione europea dell’industria dei soft drink, di astenersi dalla vendita delle bevande zuccherate mediante distributori automatici nelle scuole secondarie entro il 2018.

Con la presente vogliamo fare chiarezza sia sui contenuti dell’iniziativa di “autodisciplina” dei produttori di bevande zuccherate che – soprattutto – dei toni e del clamore mediatici web e di stampa.

Anzitutto è da rilevare – e sia ben chiaro – che si tratta non di una norma / regolamento / direttiva dell’Unione europea ma di una iniziativa di autodisciplina assunta in piena autonomia da un’ Associazione di categoria europea (UNESDA) e che, come tale, impegna i propri associati e non tutti i produttori di bevande.

Nel merito, l’autodisciplina (lo si legge dal comunicato originale di UNESDA) non è relativa a tutte le bibite dal momento che sono escluse quelle “no o low calories” (a basso contenuto calorico) che peraltro oggi, grazie alla ricerca costante dell’industria alimentare e delle bevande, sono ampiamente a disposizione.

L’assunzione da parte di produttori di soft drink di un impegno di autodisciplina va ascritto in quel contesto che, nel nostro Paese come nel resto dell’Europa, vede la “scuola” come l’ambito privilegiato per orientare (“educare”) i ragazzi ad un consumo alimentare consapevole.

Ciò spiega il fatto che, con molto pragmatismo, anche la nostra Associazione

ha condiviso con le Istituzioni e con le Associazioni di rappresentanza dell’industria alimentare le linee guida interministeriali di “Guadagnare salute” e, in occasione di EXPO 2015, il Protocollo “per il miglioramento delle caratteristiche nutrizionali dei prodotti alimentari, tra cui i soft drink, con particolare attenzione alla popolazione infantile (dai 3 ai 12 anni)”.

In questa circostanza, tuttavia, almeno tre sono gli aspetti che non possiamo sottacere e sui quali esprimiamo il nostro disappunto:

  1. la decisione di UNESDA non attiene alla sola sfera di autonomia di una associazione e dei propri rappresentati dal momento che l’effetto mediatico è stato eclatante e le conseguenze difficilmente gestibili. Molto più opportunamente sarebbe stato utile un “tavolo” intercategoriale europeo   sull’esempio di quanto avviene nel nostro Paese e dove è presente la nostra Associazione.
  2. Ancora una volta è emersa l’importanza di un “presidio” a livello europeo, non solo per quanto riguarda la mole di produzione normativa che proviene da Bruxelles, ma anche per la gestione coordinata di interessi specifici che sono all’interno della filiera della distribuzione automatica. A questo riguardo, oltre che necessario, è anche urgente che la nostra Associazione europea, EVA, si dia un “profilo sindacale”, di rappresentanza e tutela, sull’esempio delle Associazioni Nazionali.

L’iniziativa di UNESDA non è risolvente del problema dell’obesità e si nutrono fondate perplessità anche sul piano dell’educazione ad un consumo consapevole dal momento che la restrizione attiene la sola vendita all’interno dei plessi scolastici non prevedendo quella in tutti gli altri canali di commercializzazione (ambulanti, bar, negozi alimentari, market, ecc).

Alla luce di questi elementi, il tutto appare risolversi in una sagace “operazione di marketing”, ovviamente enfatizzata e, per certi aspetti, strumentalizzata  da parte mediatica, con la sola conseguenza che “questa faccenda” andrà a complicare ulteriormente la gestione del servizio delle aziende Vending all’interno delle scuole.  

Di tutto questo, visto il livello europeo dell’iniziativa, avremo modo tempestivamente di riferire alla nostra Associazione europea e di chiedere quali iniziative intenda assumere a tutela delle imprese di gestione.

Vi terremo aggiornati sugli sviluppi.